«Terza Categoria», Accorsi arbitro del suo destino

001.pngROMA – Ciak si gira, stop si gioca. Tra una partita e un’altra degli Europei – da cui spiare fischi e movenze – a Oristano sono iniziate le riprese del film «Terza Categoria». Già cortometraggio (il titolo era L’arbitro) pluripremiato, il regista Paolo Zucca ne sta facendo un lungometraggio in bianco e nero, prodotto da Amedeo Pagani in collaborazione con Rai Cinema e con un cast importante, da Stefano Accorsi, a Geppi Cucciari, a Francesco Pannofino, a Marco Messeri. La storia racconta di un arbitro che, al top della carriera, per uno «sbaglio», un compromesso, passa dal dirigere le partite di Champions a quelle di una terza categoria sarda.

Nei panni dell’arbitro c’è Stefano Accorsi: «Non seguo il calcio però mi piacciono gli Europei e i Mondiali. Mi sono reso conto quanto sia difficile il compito dell’arbitro: vive una vita parallela alla squadra, al calcio, ai giocatori, una vita a se stante. L’arbitro ha un’ambizione reale, concreta, deve correre, dare il meglio per arrivare a dirigere partite importanti. E soprattutto è un uomo solo. E’ solo anche quando si prende la responsabilità di una decisione su suggerimento del guardalinee. Dell’arbitro poi se fa bene non si parla mai». Europei a parte, il calcio italiano vive un momento difficile. E quest’arbitro è invischiato in storie illecite. Accorsi, che vive a Parigi, non si scandalizza di certe miserie di cui legge da lontano. «Gli scandali sono tanti, in ogni settore, soprattutto in questi momenti difficili. E in una fase di crisi sembrano l’eco di cose dette e sentite. Mi è capitato ultimamente di vedere una partita dei Mondiali dell’82, io allora avevo 5 anni e vedevo le cose in modo diverso, ma quell’atmosfera mi sembra così distante, quella voglia di calcio si è un po’ persa. Ad ogni modo la cosa bella di “Terza categoria” è che non vuole essere un piccolo film di denuncia, ma vuole raccontare delle umanità. Umanità diversissime».

La pensa così anche il regista Paolo Zucca. «Il calcio è la metafora della vita, degli inganni. Mi piaceva fare un film sulla figura dell’arbitro che è molto interessante, essendo al tempo stesso giudice e capro espiatorio. Però non è solo quello. E’ un film molto strano, crudo, comico, poetico. C’è l’ascesa e la caduta dell’arbitro, c’è la storia d’amore di Geppi Cucciari, c’è la rivalità tra due pastori sardi. Tutte queste vicende confluiscono nella partita di pallone finale».

L’arbitro è quasi un ballerino, molto teatrale nelle sue movenze, quello del cortometraggio rimanda a un altro arbitro famoso del cinema interpretato da Lando Buzzanca. «Non è a lui che mi sono ispirato, ma certo Buzzanca e anche io avevamo in mente Concetto Lo Bello, un’icona -spiega Zucca – Noi enfatizziamo le mosse degli arbitri per rendere tutto più comico. Accorsi lo chiamano il Principe perché è elegante e aggraziato. Pannofino è il contrario, terribile, sgraziato. Oggi però non c’è più questa teatralità. Ho fatto due anni di studi e letture: degli arbitri moderni Rosetti mi piaceva molto. Il mio film però è invenzione, non vuole essere una copia della realtà. Anche la federazione di calcio è immaginaria».

La scelta della Sardegna non è casuale, a parte che Zucca è sardo e tifoso del Cagliari. «Sono rimasto colpito dalla lettura di “Futbòl”, di Osvaldo Soriano. Leggendo i suoi racconti, nella sua Patagonia ho visto la mia Sardegna, quella che sogno almeno, quella che vorrei. Nella sede del Cagliari abbiamo fatto il quartier generale della Fifa, la federazione e abbiamo usato i campi di allenamento. Certo la partita finale la gireremo a Bari, visto che a Cagliari c’è il problema dello stadio». Alla fine una lunga e surreale partita di pallone raccoglierà tutte quelle diversissime umanità che il calcio esprime e racconta. E se non è anche questo il bello del calcio…

fonte corrieredellosport.it